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Ogni comportamento lesivo della dignità della persona integra una molestia per ragioni di razza o etnia.

Integra molestia per ragioni di razza o di etnia, equiparata alle ipotesi di discriminazione diretta e indiretta e tutelata dall’art. 3, comma 2, del D.Lgs. n. 215 del 2003, qualsiasi comportamento che sia lesivo della dignità della persona e sia potenzialmente idoneo a creare o incrementare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante e offensivo nei confronti della predetta etnia, al di là e a prescindere da qualsiasi motivazione soggettiva. Può integrare gli estremi della molestia rilevante ai fini del risarcimento sia la denigrazione diretta delle caratteristiche di una etnia in quanto tale, sia l’associazione di tale etnia a comportamenti delittuosi. Ne consegue che la manifestazione del proprio pensiero sui social network, anche se inizialmente indirizzata ad una cerchia limitata di persone, deve comunque avvenire nel rispetto del criterio formale della continenza e, ove sia accertato che abbia contenuti lesivi dell’altrui dignità, può integrare gli estremi della molestia discriminatoria se rivolta verso un determinato gruppo etnico, in quanto è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato, o comunque quantitativamente apprezzabile di persone. Così ha stabilito la Cassazione civile Sez. III, ord, 26 maggio 2023, n. 14836.

 

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