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Separazione dei coniugi – Il danno da adulterio arriva in Cassazione

I giudici di legittimità hanno stabilito che la violazione del dovere di fedeltà ed il conseguente addebito della separazione non giustifica la condanna al risarcimento del danno in assenza dell’ingiusta lesione di un diritto costituzionalmente protetto.
Con la sentenza in epigrafe la Suprema Corte respinge il motivo di ricorso contro la pronuncia di merito che ha negato il risarcimento del danno non patrimoniale derivante dall’infedeltà del coniuge, cui la separazione per tale ragione è stata addebitata. L’avversata statuizione si rivela, infatti, ineccepibilmente fondata, oltre che sul richiamo di principi di diritto in linea con quelli già affermati dalla S.C. circa la strutturale predicabilità di tale tipo di danno anche all’interno di un contesto familiare (cfr, tra le altre, Cass. n. 9801 del 2005; n. 18853 del 2011), sul rilevato difetto di prova della lesione di diritti fondamentali e segnatamente dell’integrità fisio-psichica della ricorrente. A tal proposito, quest’ultima ha omesso di dedurre l’esistenza di condotte specifiche, dotate d’intrinseca gravità e della conseguente, ingiusta lesione di un suo diritto costituzionalmente protetto, ossia di circostanze atte ad integrare gli estremi dell’invocata tutela risarcitoria.

 

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